venerdì, 09 febbraio 2007, ore 18:16

Il pittore medievale, è noto, non conosce le regole della prospettiva, le sue raffigurazioni sono bidimensionali. E' altrettanto noto che le sue rappresentazioni di scene e costumi sono proprie della sua epoca, anche quando ha l'intenzione di rievocare situazioni risalenti nel tempo; anche se si tratta solamente di copiare opere classiche già esistenti. E’ facile, quindi, che l’uomo moderno, osservando le opere artistiche medievali, riscontri numerosi anacronismi,  marcati o addirittura inaccettabili dal suo punto di vista. L’uomo medievale, in genere, non si cura della fedeltà della ricostruzione storica o, comunque, fatica a percepire i mutamenti ambientali, considera il tempo come un fattore di continuità, non di evoluzione.

La stessa mancanza di prospettiva è presente, di conseguenza, anche nei miniatori, illustratori anche di testi storici. Ne è un esempio il manoscritto miniato medievale esposto all’Hotel de Cluny di Parigi, copia dell’ ”Ab Urbe Condita” di Tito Livio, in cui si possono ammirare bellissime raffigurazioni, ad esempio, delle guerre civili repubblicane, dove i soldati romani diventano cavalieri medievali e le città castelli feudali.

Forse potrà stupire che questa difficoltà sia ben presente  anche nell’opera degli storici altomedievali che appaiono ugualmente sprovvisti di prospettiva storica. Gli imperatori romani si comportano, nei loro testi, come re carolingi o come signori feudali; compiono gli stessi gesti, vestono nello stesso modo, pronunciano le stesse formule. Questo fenomeno è onnipresente: lo stesso comportamento è riscontrabile sia negli storici più ligi alle forme classiche, sia in quelli con più personalità.

Sono particolarmente interessanti le tesi storiografiche moderne che interpretano tale fenomeno. Vale la pena citarne due, molto diverse tra loro.

 

Beryl Smalley sostiene che lo storico medievale non è in grado di percepire i mutamenti che il tempo determina nella società, nei costumi, nella tecnologia militare e civile. Davanti a ciò, l'uomo moderno rimane incredulo, percepisce questo anacronismo come indice di ignoranza e superficialità. Occorre però far notare che per un individuo vissuto nella nostra epoca, è facile percepire i mutamenti nel corso del volgere della storia, poiché tali cambiamenti si verificano con una rapidità notevole. Nel Medioevo, al contrario, i mutamenti furono particolarmente lenti, praticamente impercettibili (basti pensare alle differenze che intercorrono tra il mondo di cinquant’anni fa e il mondo d’oggi, e alle differenze che dovevano intercorrere, ad esempio, tra il 700 d.c. e l’800 d.c.). La Smalley  si sente, così, di giustificare  quella che considera una disattenzione solo apparente.

 

Bernard Guenée presenta una teoria differente: lo storico, almeno in alcuni casi, ritiene opportuno rappresentare volontariamente i fatti storici calati nel presente, in modo da consentire al lettore di  immedesimarsi nell’azione storica. Soprattutto, il cronista ha la possibilità, in questo modo, di imporre la legittimazione del potere dei sovrani coevi, spesso suoi committenti, instaurando una sorta di continuità ideale con il grande e luminoso passato.

 

Immagine: dettaglio di un dipinto medievale anonimo raffigurante un Apostolo con occhiali, Hotel de Cluny, Parigi.

 

Per approfondire:

 

Beryl Smalley, Storici nel Medioevo, trad. Ileana Pagani, Liguori, Napoli 1979.

Bernard Guenée, Storia e cultura storica nell'occidente medievale, Il Mulino, Bologna 1991.

Vautrin
P.link ¤ commenti (6)
Commenti
#1   10 Febbraio 2007 - 02:24
 
Bisognerebbe introdurre la distinzione tra "tempo storico" e "tempo mitico".
Come giustamente si fa notare nell'articolo, nel medioevo questa distinzione era labile, lo scorrere del tempo era ciclico, non lineare.
Anche se più del cerchio la figura geometrica che meglio rappresenterebbe questo flusso è la spirale, poiché nulla si ripete esattamente eguale a se stesso.

L'assenza di prospettiva nelle immagini sacre delinea invece la chiara intenzione di rappresentare un qualcosa di "non fisico", che trascende la materialità e le sue regole.
Non era una carenza ovviamente, ma una precisa scelta.

Blessed be
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Santaruina

#2   10 Febbraio 2007 - 14:40
 
Dico la mia : per apprendere a pieno l'Alto Medioevo è importante calarsi nelle categorie culturali di quel tempo. Il mondo si era come fermato dopo la caduta dell'Impero Romano e il problema è che non tutti i popoli si resero conto dell'importanza di questo avvenimento.
Le invasioni barbariche ebbero successo anche perchè molti popoli si trovarono impreparati all'arrivo delle orde. Qualcuno come San Gerolamo da Betlemme invece si rese conto della gravità della vicenda come ad esempio San Gerolamo che allora viveva a Betlemme :"si è spenta la luce più viva del mondo,se Roma può perire,cos'altro ci resta di sicuro?" .
Dalla caduta dell'Impero e dal disfacimento delle sue strade si può registrare l'arresto progressivo delle comunicazioni fra popoli lontani (salvo poche eccezioni)fino almeno al 1400 e il cambiamento progressivo delle categorie culturali degli uomini dell'epoca.
Da sottolineare è il concetto di microcosmo,la vita era statica,c'era la paura del viaggio,anche di quello breve,basti vedere i numerosi piccoli santuari eretti per San Cristoforo,protettore dei viaggiatori,che si potevano (e imparte si possono ancora) trovare agli incroci delle strade.
Gli storici sono uomini ed essi sono figli delle proprie categorie culturali e delle proprie tradizioni come gli altri cittadini.
Vien da se quindi,a mio avviso,che non avessero l'approccio "giusto","contemporaneo" di affrontare la storia (Beryl Smalley ),ne le possibilità per ovvi motivi di committenza,come sottolinea Bernard Guenée.
Non mi sento quindi di dare torto a nessuna delle due teorie sopra citate,mi sento piuttosto di appoggiarle tutte e due.
Il cambiamento in questo campo avverrà solamente con la creazione della categoria del "mercante" che come sarà come un masso che da origine ad una valanga nella vita medievale e porterà al ripristino del viaggio e alla rottura del microcosmo alla possibilità di committenze esterne alla Chiesa o al Principe (sottomesso alla Chiesa) per gli storici e in alcuni casi molto più libere rispetto a quelle precedenti (ricordiamo la dura battaglia che i primi mercanti dovettero affrontare contro i dogmi della Chiesa).
L'instaurazione progressiva della concezione odierna di storico la si deve a molteplici fattori a mio avviso: nascita della prospettiva,di cui è padre Brunelleschi,la rottura progressiva dei dogmi religiosi,l'uscita dal microcosmo,la ripresa del viaggio e del confronto,l'uscita dei libri dai soli conventi in cui i monaci ricopiavano testi aggiungendo o togliendo parti a piacere,la riscoperta dell'empirismo e della conoscienza scientifica in poche parole : il Rinascimento.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Warenn

#3   11 Febbraio 2007 - 22:01
 
beh, che dire... due bellissimi commenti.

Si potrebbe dire "pochi ma buoni" :)

Io confesso di parteggiare più per la Smalley (direi solo in questo caso ne condivido le idee :)).

Guenée è uno dei più grandi storici del medioevo di questo secolo (e il suo libro, che ho citato, una delle pietre miliari della storiografia medievale del 900) ma in questo caso, secondo me, "lavora" troppo di fantasia.

Un saluto
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Vautrin

#4   19 Febbraio 2007 - 16:06
 
In estrema sintesi a me pare che nella storia dell'arti visive delle grandi civiltà sia possibile osservare una deriva che va dall'universale all'individuale. C'è, in altre parole, una progressiva individualizzazione del rappresentato. Un esempio molto chiaro è costituito dalla maschera sacra delle mummie egizie, ridotte in età tolemaica a ritratti dei mummificati assolutamente realistici (direi moderni e, tra l'altro, nella piena consapevolezza delle leggi prospettiche).

La comparsa della prospettiva, o meglio la sua diffusione (poiché essa può corrispondere anche ad una visione più "profonda" di quella materialista), coincide sul finire del Medio Evo con l'affermazione dell'"uomo nuovo"; è il punto di vista del signore che domina in terra. Ma siccome l'io (anche quello del padrone) è un centro illusorio, presto, rivoluzione dopo rivoluzione, la forza centrifuga prevale
"tant'è breve giovinezza..."
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ikalaseppia

#5   22 Febbraio 2007 - 14:58
 
completo il ragionamento: l'uomo nuovo, nel suo egoismo, è incapace di vivere nel tempo mitico, il suo orizzonte è necessariamente "progressivo".

Così come l'arte ha perso nei secoli il suo centro, (scadendo dall'universale al naturalismo e dal naturalismo al deforme), l'idea di progresso (che in fondo è una sorta di materializzazione di una concezione messianica) non è oggi più dipingibile in modo credibile, eppure non si intravede alcun autentico riemergere del tempo sacro.
Allora, se posso osare, la ricomparsa dell'icona (intesa come immagine del superamento della storia), non potrà che coincidere con quella "uscita dal tempo" rappresentata dalla discesa della Gerusalemme Celeste vera rivincita del tempo divino sullo spazio profano.
Del resto l'evento che chiude la "fine dei tempi" è preceduto da un'accellerazione che dà l'illusione di un tempo oggettivamente rettilineo.

Il medioevo fu solo una breve e disturbatissima pausa nella corsa. Un ritorno appparente alla normalità CICLICA (nonostante tutto il cristianesimo sia teso, in un certo senso,verso la fine della storia, l'anno liturgico ha un carattere eminentemente circolare e le grandi saghe medioevali, come quella del Graal, sono decisamente iconiche, storie che si devono ripetere) è quindi naturale che lo stesso modo di intendere la storia e, ricordiamolo, la geografia, fosse più arcaico di quello tardo romano.

Il parallelismo tra arte e storia delinato nel post è davvero notevole e potrebbe offrire spunto per molte altre riflessioni di rilievo.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ikalaseppia

#6   23 Febbraio 2007 - 12:15
 
Sono contento che hai apprezzato il post :)

Condivido l'analisi sul tempo nel medioevo, tornerò presto sull'argomento in un altro post.

Un saluto
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Vautrin

Commenti
¤ commenti (6)(popup)
categoria : storiografia, alto medioevo