martedì, 20 febbraio 2007, ore 10:27

Le "storie" recitate nel teatro popolare delle marionette (i pupi) si ritrovano, assai spesso, narrate attraverso il colore e le composizioni figurative, nei carretti siciliani, quei carretti che Carlo Levi vide in un paesaggio umano e naturale di meravigliosa, dolente realtà e che ci descrisse nel bel libro "Le parole sono pietre":

"Fra gli aranceti e le alte canne brilla un mare meraviglioso, negli orti lavorano al sole uomini e donne, nelle piccole fornaci artigiane gli operai impastano la terra per le tegole, per le strade passano miriadi di carri dipinti, colorati, con le storie dei Paladini, come una continua emigrazione di un popolo che non può star fermo. Ma, passata di pochi chilometri Termini Imerese, la strada si addentra verso la montagna. Il paesaggio cambia di colpo, ci si inoltra nelle lande sterminate e nude dei feudi."

Ecco, dunque, che i carretti siciliani e l’opera dei pupi hanno in comune un vasto soggetto di rappresentazione visiva e mimica che affonda le sue radici nel sentimento dell’eroico e dell’avventuroso, dell’impeto generoso e dell’atteggiamento cavalleresco che sono propri dell’anima popolare: le "canzoni di gesta".


Carretti siciliani e "pupi"

Gli stessi colori, accesi e sfolgoranti, delle fiancate dei carretti siciliani, che sono talvolta veri e propri quadri di largo respiro e di realismo impressionante, le delicate, commoventi decorazioni in cui si scioglie un’ingenua fantasia, le geometriche di raggi e scacchi in cui sembra brillare la luce del sole di Sicilia, trovano un equivalente nella bellezza policroma dei costumi dei "pupi", nel gioioso abbandono all’ondeggiare delle piume, nella lucentezza delle corazze, degli scudi, delle spade, degli elmi, nelle ben disegnate "maschere" dei personaggi, sognanti come Marfisa o truculenti come il re dei Mori.

Ma qual è l’origine del teatro dei pupi, qual è la storia, più in generale del teatro delle marionette che appassionò grandi scrittori e che è simbolo di civiltà lontanissime tra loro, e non solo nella dimensione dello spazio, quali la civiltà europea e quelle asiatiche?


Piccole storie

Il nome marionetta pare derivi dal diminutivo di Maria (Marion, Mariette, Mariole, Mariolette) e che in Italia tale vocabolo si deve riportare alla festa delle Marie a Venezia, durante il decimo secolo. Dodici fanciulle, in ricchi abiti, erano condotte in processione per le vie delle città; in luogo delle fanciulle vennero poi offerte all’ammirazione del pubblico "dodici grandi Marie di legno (de tola), dette Marione, che poi i baloccai riprodussero in proporzioni minuscole, anche per divertire i bambini".

Stabilita così l’origine del nome, sul quale pare regni concordanza tra i cultori di storia del teatro, dobbiamo aggiungere che esistono differenze tra le "marionette" e i "burattini", essendo, le prime, mosse da fili di ferro o di refe, le seconde, invece, anch’esse dalla mano del burattinaio ma infilata nel fantoccio, nel suo vestitino.
Così va ancora detto che la marionetta ha sempre accompagnato, come espressione teatrale e forma di commento di leggende, di fatti eroici, persino di sacre rappresentazioni (con funzione evidente didascalica, cioè di insegnamento di virtù e denuncia del male) tutte le epoche storiche e che, per quello che riguarda l’Europa, e in particolare l’Italia, ha avuto momenti di eccezionale favore dal XVI secolo in poi.

Nell’ottocento fiorì l’"opera dei pupi" la quale poté contare su famiglie di eccezionali "opranti", cioè di burattinai che si trasmettevano di padre in figlio la difficile arte di far agire le marionette in uno scenario elementare e pure molto suggestivo.
I soggetti preferiti del teatro dei pupi sono quelli di carattere epico-cavalleresco, che danno alla rappresentazione il tono di un’epopea altamente drammatica ma trasferita in ambiente e in discorso popolari. La tradizione epico-cavalleresca è di derivazione francese (precisamente della Chanson de Roland) e mentre in Francia si spese relativamente presto, in Italia, e particolarmente in Sicilia, ebbe un’ininterrotta risonanza. Le fonti di questa tradizione vanno ricercate anche nella ricca produzione e nella instancabile vena inventiva dei "cantastorie" oltre che nei poemi cavallereschi classici, quali il "Morgante" di Luigi Pulci, l’"Orlando Innamorato" di Matteo Maria Boiardo, l’"Orlando Furioso" di Ludovico Ariosto e nelle narrazioni dei "Reali di Francia".

Sahira
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Commenti
#1   20 Febbraio 2007 - 11:55
 
per capire la storia dei Pupi Siciliani bisogna capire la Sicilia, la sua cultura, la sua storia e specialmente le sue leggende...

pupi viene dal latino pupus-i, cioè piccolo bimbo, per es. così si ci riferisce ad un giovane bambino, chiamandolo "beddu stu pupu"...

fu nei primi dell'800 che raggiunse in Sicilia il massimo successo.
Cantavano le geste di antichi eroi, di forti cavalieri, di vecchie storie epiche, il tutto per raffigurare un'epoca storica, quella della Sicilia dell'800 dominata da stranieri...l'eroe rappresentava la forza che desiderava avere il popolo siciliano per schiacciare l'invasore...
ecco quindi Orlando, Carlo Magno, Federico II e tanti altri...
il teatro dei pupi oggi è ben poco rappresentato nella nostra isola, restano, mi pare, poche compagnie, fra cui quella dei famosi Fratelli Pasqualino, che ebbi il piacere di vedere all'opera in una loro rappresentazione data a Palermo tanti, ma tanti anni fa

felicità
Rino, ricordando il passato
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#2   20 Febbraio 2007 - 12:09
 
babilonia61: "..l'eroe rappresentava la forza che desiderava avere il popolo siciliano per schiacciare l'invasore...": questa aggiunzione è preziosa...
Non dimentichiamo di nominare i figli d'arte Cuticchio... ;)
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#3   20 Febbraio 2007 - 13:17
 
Cara Sahira, il simbolismo delle marionette è davvero notevole e vale di certo per esso ciò che Génon afferma circa la maschera. Se non ricordo male Ananda Coomaraswamy vi ha dedicato un saggio "Il complesso della marionetta" mi pare

"...Si può dire, in linea generale, che il teatro sia un simbolo della manifestazione, della quale esprime nel modo più perfetto possibile il carattere illusorio; e questo simbolismo può essere considerato vuoi dal punto di vista dell'attore, vuoi da quello del teatro stesso. L'attore è un simbolo del «Sé», ovvero della personalità, che si manifesta attraverso una serie indefinita di stati e di modalità, i quali possono essere riguardati come altrettante parti diverse; ed è da rilevare l'importanza che aveva l'antico uso della maschera per la perfetta esattezza di questo simbolismo. Sotto la maschera l'attore rimane infatti se stesso nel corso di tutte le sue parti, così come la personalità è «intoccata» da tutte le sue manifestazioni; l'abolizione della maschera, al contrario, obbliga l'attore a modificare la propria fisionomia e sembra così alterare in certo qual modo la sua identità essenziale. ..."
(Tratto da Considerazioni sull'iniziazione Luni Editrice)

Chi muove la marionetta, ma anche il pupo, è ancor più chiaramente immagine del Sé (il filo è l'arteria che lega l'individuo a Dio), mentre lo spettacolo ricorda la vita effimera, breve anche per l'eroe che ha meritato d'essere cantato nei secoli...
a proposito
Quest'estate mi è capitato di ascoltare l'episodio dello scontro tra Ettore ed Achille cantato in siciliano. BELLISSIMO Mi auguro che tu possa presto parlarci di questa forma d'arte miracolosamente sopravvissuta.
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#4   20 Febbraio 2007 - 16:42
 
grazie Sahira... è vero, non dobbiamo lasciare nel dimenticatoio i Cuticchio, hai ragione...
mi domando: chissà se fra una decina d'anni vi saranno ancora questi "pupari" con le loro rappresentazioni?
felicità
Rino

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#5   20 Febbraio 2007 - 17:48
 
poco fa pensavo a Ciccio Ingrassia e Franco Franchi, quando andavano, agli esordi della loro corriera, nei paesi siciliani quali Castelvetrano, Marsala o Palermo a rappresenare i loro primi spettacoli, nelle piazze, e Franco faceva l'Orlando, gesticolando e camminando come fosse un "pupo" sorretto da invisibili fili..
altri tempi...altri spettacoli...altri "pupi"...

felicità
Rino
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categoria : cultura popolare, magistra vitae