sabato, 24 febbraio 2007, ore 23:07

α

Il principio

I Greci non percepirono nessuna cesura tra la propria storia mitica e la propria storia evenemenziale (legata a eventi storici certi), cioè tra quella misurata nel susseguirsi delle generazioni e quella più concretamente cronologica.

L'evento chiave da cui cominciare a computare il tempo è individuato, dagli antichi Elleni, nella guerra di Troia (1330 - 1000 a.C.). La data, però, è incerta e la percezione del vero tempo trascorso è spesso fuorviata (proprio a causa del metodo computazionale per generazioni).

Lo testimonia Erodoto (2, 143) attraverso il racconto dell'esperienza di Ecateo durante un viaggio in Egitto. Egli, convinto che tra la sua epoca e quella degli dèi fossero trascorse appena diciassette generazioni, chiese al riguardo informazioni ai sacerdoti del Tempio di Karnak. Gli fu risposto che essi si avvicendavano da 355 generazioni. "Il padre della Storia" concluse la narrazione dell'episodio, sostenendo che fosse impossibile, con le conoscenze disponibili nella sua epoca,  determinare con certezza un inizio della storia.

Tucidide, al contrario, si espose, indicando come inizio dei tempi l'età mitica di Minosse, re di Creta.

Eforo di Cuma propese, invece, per l'invasione dorica.

 ω

La fine

La questione della fine della storia greca è, ovviamente, estranea agli storici antichi. Il problema venne affrontato negli anni dei grandi studi storico-filologici, in particolare in Germania.

Generalmente si considera  l'età di Alessandro la grande linea di demarcazione tra la storia greca "classica" (quella, per intenderci, delle pòleis) e quella ellenistica.

Ecco alcune interpretazioni:

Busolt individua nella battaglia di Cheronea (338 a.C.) la fine dell'indipendenza delle pòleis e quindi della grecità propriamente detta.

De Sanctis considera la morte di Socrate (399 a.C.) il momento finale del periodo d'oro della Grecia classica.

Bengston sostiene, infine, che la soppressione della scuola Platonica di Atene da parte di Giustiniano (529 d.C.) abbia definitivamente chiuso la storia millenaria dei Greci.

Per approfondire:

Lorenzo Braccesi, Guida allo studio della storia greca, Laterza, Bari 2005.

Vautrin
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Commenti
#1   25 Febbraio 2007 - 12:19
 
La storia, la preistoria, il linguaggio, gli scritti, la memoria: interessanti temi da dibattere, come interessante è il tema trattato in questo post.
Certo, quando si passa dalla tradizione storica orale, cioè quei fatti accaduti e tramandati solo verbalmente, alla storia scritta, vi è certamente una rivoluzione culturale, se rivoluzione può essere chiamata. Il nostro punto di vista rimane Grecia, ma in oriente, la Cina aveva da secoli sviluppata quella tradizione di storia scritta...

felicità
Rino riflettendo
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#2   25 Febbraio 2007 - 23:34
 
Per i neogreci la storia ellenica inizia con la nascita della civiltà e prosegue ininterrottamente fino alle olimpiadi del 2004 e la conquista del campionato europeo di calcio del medesimo anno, e oltre...

Più obbiettivamente, il mondo ellenico si sentì plasmatore della cultura romana in maniera decisiva, e al crollo dell'impero romano d'Occidente ancora una volta Bisanzio sentì su di sè il peso dell'eridità di quella civiltà, la Civiltà, che nei secoli si contrapponeva ai non-civilizzati.

Bisogna anche specificare che in epoca bizantina i bizantini stessi si definivano romani, mentre "ellinas" era il termine dispregiativo con cui si indicavano gli "idololatri" pagani delle epoche passate.

Vi era quindi un senso di continuità con la civiltà degli antenati nel nome del "politsmos" unito ad un sentimento di rottura con un passato non cristiano.

Ma in fin dei conti, cosa si intende per "greco"?

Blessed be
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#3   26 Febbraio 2007 - 12:32
 
Com'è noto la nostra "civilizzazione" ha molte eredità, le due più importanti sono senz'altro quella classica, che per semplicità definiamo greco-romana, e quella cristiana.

Il calendario lo mostra a chiare lettere: il punto di partenza è Cristo, ma la scansione dei mesi è ancora quella romana che porta il segno di un'antichità immemorabile (l'anno diviso in dieci mesi da Marzo a Dicembre) e una lunga notte.
Mi pare doveroso sottolineare che la modernità ha in qualche modo conquistato lo spazio dandogli delle unità di misura "illuministe" (metro, litro eccc...) ma ha fallito (durante la rivoluzione francese la cosa è stata tentata) con il tempo.

A me la cosa pare pregna di valenze simboliche. Alla FINE il TEMPO sfugge al controllo del regno della quantità nonostante il moltiplicarsi degli orologi...
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#4   02 Marzo 2007 - 14:59
 
Da persona incolta farei coincidere la fine della civiltà con la caduta di Bisanzio e la morte dell'ultimo imperatore Costantino Paleologo con le armi in pugno sulle mura di Bisanzio per mano dei turchi di Maometto II il 29 maggio 1453.
Fu la caduta definitiva di una grandissima civiltà, che seppur periodicizzata è proseguita nei secoli senza soluzione di continuità...
complimenti per il sito
Lucia
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#5   02 Marzo 2007 - 15:22
 
Cara Lucia, il tuo commento è prezioso, ma a mio avviso si tratta di un "sottociclo" ovvero del ciclo romano-bizantino come mostra la reiterazione del nome COSTANTINO, l'impero d'Occidente termina del resto con ROMOLO AUGUSTOLO, e il sacro romano impero con CARLO,
già questo dovrebbe far riflettere scettici e materialisti...
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#6   03 Marzo 2007 - 09:49
 
ha risposto per me Ikalaseppia :)
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Commenti
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categoria : storia greca, magistra vitae, periodizzazione