
Circa mille anni fa (nella notte tra il 30 aprile e l'1 maggio 1006) si verificava l'evento naturale più straordinario che l'uomo ricordi. Nella costellazione del Lupo (che alle nostre latitudini si trova, in quel periodo dell'anno, appena sopra l'orizzonte) appariva una supernova (l'esplosione di una stella), talmente luminosa da proiettare sugli oggetti terrestri una tenue ombra.
In occidente se ne accorsero, tra gli altri, i monaci benedettini del monastero di San Gallo, che, terrorizzati, s'interrogarono sul motivo di questo imprevedibile e, per loro, inconcepibile mutamento del cielo. Secondo i loro principi l'incredibile fenomeno poteva essere spiegato come un segno divino di una imminente catastrofe terrena, in accordo con il pensiero dominante che voleva il mutamento sinonimo di peggioramento. Collegarono l'apparizione della nuova stella alla terribile carestia che si verificò poco tempo dopo. Ecco come registrò l'evento il monaco Hepidannus nei suoi Annales Sangallenses [1] :
1006. Nova stella apparuit insolitae magnitudinis, aspectu fulgurans, et oculos verberans, non sine terrore. Quae mirum in modum aliquando contractior, aliquando diffusior, et iam extinguebatur interdum. Visa est autem per tres menses in intimis finibus austri, ultra omnia signa quae videntur in coelo.
La stella, secondo Hepidannus, sarebbe apparsa al punto più meridionale del cielo, e sarebbe stata visibile per tre mesi, presentando strane oscillazioni di splendore sì che talvolta appariva abbagliante (oculos verberans) e talaltra scompariva per poi riaccendersi, e così a vicenda finché scomparve definitivamente.
Leggiamo, inoltre, la registrazione dell'evento che fece un monaco anonimo negli Annales Beneventani [2] :
1006. Clarissima stella effulsit, et siccitas magna per tres menses fuit.
Anche qui si nota il collegamento tra il fenomeno celeste e il destino terreno, tema così importante per l'uomo medievale (qui si fa riferimento a un periodo di siccità).
Anche Sigeberto nella sua Cronaca ne raccontò l'apparizione e la definì "cometa horribili specie". Sigeberto nega, anche davanti all'evidenza, che si tratti di una nuova stella (le stelle sono per lui immutabili) e la classifica come cometa, cioé come oggetto per definizione temporaneo e, in generale, imprevedibile (a quel tempo), ma soprattutto già conosciuto.

Ricostruzione del cielo meridionale visibile il 30 aprile 1006 d.C.
[1] Monumenta Germaniae Historica, I.
[2] Monumenta Germaniae Historica , II.
da Alessio Miglietta, Vautrin, il libro, Seregno, 2007, p. 101.
