lunedì, 05 novembre 2007, ore 13:58

Sto lavorando, in questi giorni, ad un breve saggio sul rapporto tra tradizione magica rinascimentale e illuminismo e tra questo e la filosofia latomistica. In particolare mi sto soffermando sulla storia del concetto di gravità. Ritornerò, credo, più volte nei prossimi post sull'argomento. Personaggio chiave, neanche ci sarebbe da specificarlo, è Isaac Newton, ultimo dei maghi e primo scienziato moderno.

Ho trovato straordinaria, per semplicità e freschezza, la biografia di James Gleick, edita da Codice (una delle migliori case editrici per la storia e la divulgazione scientifica); la consiglio a tutti coloro che vogliono saperne di più sulla vita e le opere di questo genio assoluto.

James Gleick, Isaac Newton, Torino, Codice edizioni, 2004, tr. it. G. Picco, pp. 202.

Vautrin
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Commenti
#1   05 Novembre 2007 - 16:44
 

ultimo dei maghi e primo scienziato moderno

Mi verrebbe da chiedere con una piccola provocazione: ma c'è davvero un salto qualitativo tra le due definizioni?

Oggi sicuramente cogliamo le differenze, ma all'epoca le due "discipline" erano ancora indissolubilmente legate.

Blessed be

p.s: Magistra è ripartita alla grande. :-)
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#2   05 Novembre 2007 - 17:37
 
Concordo con Carlo, spesso la linea che demarcava magia da scienza, in quei tempi, era davvero molto fine, quasi invisibile.

Complimenti per il post.

Felicità

Rino, leggendo con interesse.
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#3   05 Novembre 2007 - 18:37
 
D'accordo con voi: non c'è un salto qualitativo. E' un salto metodologico.

Newton apparteneva al mondo dell'alchimia e delle scienze magiche rinascimentali, in netto contrasto, ad esempio, con le concezioni cartesiane meccaniciste: per questo l'ho definito ultimo dei maghi.
Ma è anche il primo a leggere nel Gran Libro della Natura direttamente nel linguaggio in cui è scritto, la matematica: in questo senso l'ho definito il primo scienziato moderno.

Solo un mago e genio della matematica poteva concepire un concetto occulto come la forza di gravità (non a caso fu avversato proprio dai meccanicisti, che rifiutavano questo concetto).

Un saluto
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#4   05 Novembre 2007 - 18:42
 
A scanso di equivoci, potrebbe esser sembrata la definizione "ultimo dei maghi" una mia definizione.

Occorre dare a Cesare quello che è di Cesare. La definizione è in:

J. M. Keynes, Newton the Man, in Royal Society, Newton Tercentenary Celebrations, p.27
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#5   05 Novembre 2007 - 18:55
 
Concordo.
Fatto sta che nel periodo illuministico, quel meraviglioso settecento francese e dintorni, gli scienziati o gli ultimi maghi si "divertivano" a sperimentare sul vivo, cioè a contatto con le cose, in pieno campo e non solo in laboratorio.

Rino
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#6   05 Novembre 2007 - 20:56
 
Bacone insegna :)
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#7   06 Novembre 2007 - 11:37
 

infatti come ricorda Vautrin all'epoca la forza gravitazionale fu interpretata come una forza "magica" da alcuni contemporanei,d'altra parte si parlava di corpi che esercitavano la loro influenza a distanza...

Blessed be
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#8   06 Novembre 2007 - 19:01
 
... proprio come la simpatia.

E alla fine le teorie del meccanicista Cartesio risultano, oggi, molto più "improbabili".

Poi venne Einstein; e nulla sarà più lo stesso.
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#9   07 Novembre 2007 - 19:40
 
Scusate l'intrusione ma l'università di Indianapolis ha pubblicato online l'edizione filologica completa delle opere di Isaac Newton. Forse può interessarvi.
http://www.newtonproject.sussex.ac.uk/prism.php?id=1

segnalo anche questo:
http://www.heyokeproject.com/newton-e-lalchimia/
che è sempre inerente ai vostri discorsi
Ola
Picco Luca
utente anonimo

#10   07 Novembre 2007 - 21:52
 
Non so come ringraziarti... il sito è strepitoso!

Sper di rivederti da queste parti :)
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categoria : bibliografia, storia della scienza