giovedì, 15 febbraio 2007, ore 15:30

CORO
Zeus privilegia la parte del padre, se è come dici.
Ma lui, con le sue mani, incatenò Crono, il padre già vecchio: non stridono le due circostanze?
Come lo spieghi? (ai giudici) Voi mi attestate quel che state udendo.
APOLLO
Sanguinarie, vi odiano tutti, fate schifo agli dèi!
I ceppi c'è chi li slaccia, c'è sempre mezzo di porre rimedio, di sciogliere.
Lascia che la polvere asciughi il sangue di un uomo, una volta crollato: più non esiste risveglio. Per questo non creò fascini il padre mio: eppure, ruota e regola il resto del cosmo - l'abisso e la volta celeste - e non pulsa per l'enorme fatica.
CORO
Rifletti se è il caso di difenderlo, di farlo assolvere.
Ha fatto colare per terra il sangue materno, che è tutt'uno col suo.
Vivrà in futuro nelle mura domestiche, ad Argo, che appartennero al padre?
Quali altari avrà per il rito, nel suo paese?
Quale cerchia di famiglie gli porgerà l'acqua che monda?
APOLLO
Ho la risposta, eccola: rifletti se è esatta.
Non la madre, non lei produce il suo frutto: «figlio» è il suo nome.
Solo, nutre il gonfio maturo del seme.
Lui procrea, che d'impeto prende.
Lei come ospite all'ospite: veglia sul giovane boccio, se un dio non lo schianti
.[...]

Eschilo, Eumenidi

Oreste è figlio di Agamennone, re di Argo, e di Clitennestra.
Agamennone, di ritorno dalla lunga guerra di Troia, viene assassinato da Egisto, che nel frattempo aveva preso il suo posto a fianco della regina.
Oreste divenuto adulto vendica la morte del padre, uccidendo Egisto e Clitennestra.
Qui inizia il suo lungo dramma, che si conclude nel processo narrato da Eschilo nelle Eumenidi.
Oreste a seguito del suo gesto viene perseguitato dalle vendicative Erinni, arcaiche divinità femminili che non perdonano all’eroe il matricidio.
Il dramma di Oreste narra in verità il passaggio di un epoca, un cambiamento nel mondo mediterraneo che avrebbe rivoluzionato l’intera storia dell’occidente a venire: la fine dell’era del matriarcato e l’inizio del patriarcato.
Clitennestra che sceglie un nuovo amante e fa uccidere il legittimo marito – re ricalca infatti l’arcaico rito di successione dinastica nella società matriarcale, dove era  la regina a scegliere il consorte, con la possibilità di rinnegarlo in qualsiasi momento.
Oreste si ribella a questa consuetudine, provocando le ire delle Eumenidi, custodi delle antiche tradizioni.

Il momento chiave del passaggio tra le due tipologie di organizzazione sociale viene raccontato simbolicamente proprio nel processo contro Oreste.
Le Erinni accusano il giovane di aver sparso il sangue materno, il proprio sangue, ma ecco intervenire Apollo, che spiega che non la madre “produce il frutto”, ma il padre, e il corpo della donna si limita ad ospitare tale seme.
La donna, dopo millenni in cui veniva onorata quale “Creatrice di vita” diviene colei che “ospita” la vita.
Il suo ruolo era definitivamente destinato ad assumere un carattere secondario.
Nient’altro che della fine del Matriarcato e l’inizio del Patriarcato.

per approfondire:

 

Giuseppe Sermonti, Il mito della Grande Madre. Dalle amigdale a Çatal Hüyük, Mimesis, Milano 2002,

Santaruina
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martedì, 06 febbraio 2007, ore 22:00

Le Antesterie erano feste che si celebravano ad Atene in onore di Dioniso nel mese di Antesterione (Febbraio-Marzo).
Il nome di "Festa dei fiori" si deve al periodo in cui veniva celebrata, cioè quando i fiori cominciano a spuntare.
Il rito, che durava 3 giorni, aveva luogo in vari momenti e punti della città.
Durante il primo giorno si scoperchiavano dei grandi recipienti di argilla contenenti vino, perchè i morti potessero dissetarsi; anche tutti i vivi, liberi e schiavi, potevano bere.
Nel secondo giorno, “il giorno della Brocche” si svolgevano processioni alle quali partecipavano anche i bambini, che ricevevano tra gli altri doni, delle piccole brocche simili a quelle usate dagli uomini per le libagioni.
Secondo la tradizione la "Festa delle Brocche" avrebbe avuto origine dal Re Demofonte che quando Oreste contaminato per l’uccisione della madre, passò da Atene chiuse le porte del Tempio e offrì da bere all’ospite all’esterno.
Si danzava intorno ad un caprone che poi veniva sacrificato, con la pelle si faceva un otre, che veniva gonfiato e unto per renderlo sdrucciolevole e gli uomini si cimentavano in una gara che consisteva nel rimanere a lungo sull’otre. Sempre nel secondo giorno aveva luogo la "Festa dell’Altalena"; le ragazze si dondolavano e quel movimento è stato variamente interpretato: per taluni simboleggiava il passaggio dalla Terra al Regno dei Morti di Erigone che si impiccò all’albero cresciuto dal corpo del padre Icario; per altri rappresentava un’espiazione simbolica delle ragazze ateniesi per la morte di Erigone.
Nel secondo giorno delle Antesterie si apriva a tutti, per una breve visita il tempio di Dioniso nelle Paludi, situato in una zona di Atene molto umida a causa di una sorgente, poi asciugatasi.
Il terzo giorno, l’ultimo delle Antesterie, chiamato il "giorno delle Pentole", era dedicato ad allontanare le anime dei morti. Le pentole contenevano verdure lessate e sementi, perché le anime potessero nutrirsi prima del loro viaggio di ritorno all’Ade.
In quel giorno si onorava, insieme a Dioniso, Ermes che tra i suoi incarichi aveva anche quello di accompagnare i morti nell’Ade.

Immagine: Dioniso; dettaglio di un'anfora con figure nere (540-530 a.C.)
Sahira
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