Secondo Freud, la storia biblica di Mosè metterebbe in evidenza la forte influenza della cultura e della religione monoteistica del dio Aton dell'antico Egitto sulla cultura ebraica antica ed il suo monoteismo.
Innanzitutto, va fatto notare che nella lingua egiziana antica, "Mosè" aveva il significato di "bambino", "figlio", "discendente". Inoltre, il racconto biblico della nascita di Mosè, coerentemente con altre leggende semitiche, riprende esattamente il racconto della nascita del grande Sargon di Accad, che fu abbandonato nelle acque e poi salvato per diventare in seguito un grande re.
Riportiamo di seguito quanto afferma ancora Sigmund Freud a proposito dell'origine del noto credo presente nel Vecchio Testamento:
Il credo ebraico, come è noto, recita "Shemà Israel Adonai Elohenu Adonai Ehad".
Se la somiglianza del nome dell'egizio Aton alla parola ebraica Adonai e al nome divino siriaco Adonis non è casuale, ma proviene da una vetusta unità di linguaggio e significato, così si potrebbe tradurre la formula ebraica: "Ascolta Israele il nostro Dio Aton (Adonai) è l'unico Dio".
Inoltre va ricordata la forte somiglianza del salmo biblico 104, che canta la gloria di Dio nel creato, con l'Inno al Sole di Akhenaton, il faraone che nel XIV secolo a.C. introdusse il culto monoteistico del dio Aton.
La presunta relazione tra il culto di Aton e Mosè potrebbe spiegarsi in due modi : mentre il caso che gli ebrei in Egitto seguissero tale culto è da escludere, rimarrebbe l'educazione che Mosè ricevette nella corte del faraone Haremhab, sotto il cui regno potrebbe essere nato Mosè.
Concordanze storiche non meglio precisate fanno ritenere che dietro la figlia di faraone che adottò Mosè si celasse una nobildonna iniziata la culto di Aton, forse la regina Ankhesenamon, figlia di Akhenaton finita dopo varie vicissitudini in sposa ad Haremhab, o forse la stessa prima moglie di Haremhab Mutnodjemet che sarebbe stata la sorella di Nefertiti .
Secondo il dotto egizio Manetone del III secolo a.C., in un racconto riportato dallo storico ebreo Giuseppe Flavio, Mosè era un sacerdote del dio Osiride in Heliopolis con nome Osarseph.
info:
Bibliografia: Sigmund Freud, Mosè e il monoteismo.
img: Il Mosè di Michelangelo in San Pietro in Vincoli a Roma; Sargon on a relief from Khorsabad, now in the Louvre; Raffigurazione di Aton con Akhenaton, la moglie Nefertiti, e due principesse.
PROPOSTA: per rompere il ghiaccio mi pare opportuno iniziare a parlare dell'immagine qui sopra dovuta a Pieter Bruegel. La Torre di Babele. MI pare un tema abbastanza d'attualità e in grado di far convergere l'interesse di noi tutti.
Dal libro della Genesi 11
1 Tutta la terra aveva una sola lingua e
le stesse parole.
2 Emigrando dall'Oriente gli uomini capitarono
in una pianura nel paese di Sennaar
e vi si stabilirono.
3 Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni
e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro
da pietra e il bitume da cemento.
4 Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città
e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome,
per non disperderci su tutta la terra".
5 Ma il Signore scese a vedere la città
e la torre che gli uomini stavano costruendo.
6 Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo
e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera
e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.
7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua,
perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro".
8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra
ed essi essarono di costruire la città.
9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse
la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
Il testo che non ho mai studiato prima d'ora, pone non pochi problemi interpretativi, partirei dal primo passo:
1 - Tutta la terra aveva una sola lingua e
le stesse parole...
Secondo R. Guénon (quale sia la vostra opinione sul grande metafisico, spero concordiate che le sue parole meritano sempre attenta riflessione), "una sola lingua" significa che, fino all'epoca alla quale si fa riferimento in Genesi 11, tutti i popoli comprendevano la fondamentale unità delle differenti tradizioni. "La parola perduta" è quindi la chiave metafisica d'ogni mito particolare e d'ogni simbolismo specialmente adattato a determinate contingenze di spazio e tempo. La capacità d'intendere l'unità nella molteplicità è stato chiamata, ad esempio dal rosicrucianesimo, il "dono delle lingue". Dono che comporta l'affrancamento da una legge tradizionale particolare e anche la possibilità di installarsi (se così si può dire) presso qualsiasi popolo.
La "sola lingua" è quindi davvero il contrario di quel vocabolario anglo-esperantico con il quale siamo costretti a cimentarci, per ragioni essenzialmente d'ordine pratico.
L'Unità è agli antipodi dell'uniformità e può convivere con profonde differenziazioni, le quali, di certo dovevano essersi prodotte ormai da millenni prima dei fatti di cui sopra.
a Voi