sabato, 03 marzo 2007, ore 22:33

[...] La minaccia persiana si trasfigura così, a partire dai Persiani di Eschilo, a partire dalle Storie di Erodoto, nell'aggressione germinata dall'hybris, dalla tracotanza orgogliosa e senza limiti che spinge a violare le leggi divine. Nel caso del Gran Re, la frontiera di mare frapposta tra Asia e Europa, la misura stabilita per il suo dominio: per questo, appunto, è giustamente punito dalla giustizia divina. Ne sono strumento gli Elleni, che vincono perché oppongono alla moltitudine di armati e alla macchina da guerra del Gran Re il proprio credo nella libertà, facendone il collante ideologico per un'identità collettiva.

Lorenzo Braccesi, Guida allo studio della storia greca, Laterza, Bari 2005, a proposito delle guerre persiane. 

 

[...] Un altro argomento è forse intervenuto non come causa ma come giustificazione dello sviamento, ed è quello che riguarda la fede nella giustizia immanente, implicitamente contenuto nei racconi di Roberto di Clari e di Villehardouin. Per questi cronisti il successo dell'operazione prova che la giustizia è dalla parte dei latini e, inversamente, che i Greci hanno perduto la loro indipendenza a causa dei loro peccati. L'argomento della giustizia immanente, qui invocato, non deve stupire, in quanto la fede in una giustizia immanente che si esercita senza indugio, hic et nunc, era generale e aveva un ruolo considerevole nel pensiero e nel comportamente degli individui e dei gruppi.

Paul Rosset, L'ideologia Crociata, trad. Alessandro Gallo, Jouvence, Roma 2000, a proposito della quarta crociata.

 

Chi vince ha ragione; chi ha ragione, vince!

 

Vautrin
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categoria : storia greca, storiografia, magistra vitae, alto medioevo, basso medioevo





sabato, 24 febbraio 2007, ore 23:07

α

Il principio

I Greci non percepirono nessuna cesura tra la propria storia mitica e la propria storia evenemenziale (legata a eventi storici certi), cioè tra quella misurata nel susseguirsi delle generazioni e quella più concretamente cronologica.

L'evento chiave da cui cominciare a computare il tempo è individuato, dagli antichi Elleni, nella guerra di Troia (1330 - 1000 a.C.). La data, però, è incerta e la percezione del vero tempo trascorso è spesso fuorviata (proprio a causa del metodo computazionale per generazioni).

Lo testimonia Erodoto (2, 143) attraverso il racconto dell'esperienza di Ecateo durante un viaggio in Egitto. Egli, convinto che tra la sua epoca e quella degli dèi fossero trascorse appena diciassette generazioni, chiese al riguardo informazioni ai sacerdoti del Tempio di Karnak. Gli fu risposto che essi si avvicendavano da 355 generazioni. "Il padre della Storia" concluse la narrazione dell'episodio, sostenendo che fosse impossibile, con le conoscenze disponibili nella sua epoca,  determinare con certezza un inizio della storia.

Tucidide, al contrario, si espose, indicando come inizio dei tempi l'età mitica di Minosse, re di Creta.

Eforo di Cuma propese, invece, per l'invasione dorica.

 ω

La fine

La questione della fine della storia greca è, ovviamente, estranea agli storici antichi. Il problema venne affrontato negli anni dei grandi studi storico-filologici, in particolare in Germania.

Generalmente si considera  l'età di Alessandro la grande linea di demarcazione tra la storia greca "classica" (quella, per intenderci, delle pòleis) e quella ellenistica.

Ecco alcune interpretazioni:

Busolt individua nella battaglia di Cheronea (338 a.C.) la fine dell'indipendenza delle pòleis e quindi della grecità propriamente detta.

De Sanctis considera la morte di Socrate (399 a.C.) il momento finale del periodo d'oro della Grecia classica.

Bengston sostiene, infine, che la soppressione della scuola Platonica di Atene da parte di Giustiniano (529 d.C.) abbia definitivamente chiuso la storia millenaria dei Greci.

Per approfondire:

Lorenzo Braccesi, Guida allo studio della storia greca, Laterza, Bari 2005.

Vautrin
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categoria : storia greca, magistra vitae, periodizzazione





martedì, 06 febbraio 2007, ore 22:00

Le Antesterie erano feste che si celebravano ad Atene in onore di Dioniso nel mese di Antesterione (Febbraio-Marzo).
Il nome di "Festa dei fiori" si deve al periodo in cui veniva celebrata, cioè quando i fiori cominciano a spuntare.
Il rito, che durava 3 giorni, aveva luogo in vari momenti e punti della città.
Durante il primo giorno si scoperchiavano dei grandi recipienti di argilla contenenti vino, perchè i morti potessero dissetarsi; anche tutti i vivi, liberi e schiavi, potevano bere.
Nel secondo giorno, “il giorno della Brocche” si svolgevano processioni alle quali partecipavano anche i bambini, che ricevevano tra gli altri doni, delle piccole brocche simili a quelle usate dagli uomini per le libagioni.
Secondo la tradizione la "Festa delle Brocche" avrebbe avuto origine dal Re Demofonte che quando Oreste contaminato per l’uccisione della madre, passò da Atene chiuse le porte del Tempio e offrì da bere all’ospite all’esterno.
Si danzava intorno ad un caprone che poi veniva sacrificato, con la pelle si faceva un otre, che veniva gonfiato e unto per renderlo sdrucciolevole e gli uomini si cimentavano in una gara che consisteva nel rimanere a lungo sull’otre. Sempre nel secondo giorno aveva luogo la "Festa dell’Altalena"; le ragazze si dondolavano e quel movimento è stato variamente interpretato: per taluni simboleggiava il passaggio dalla Terra al Regno dei Morti di Erigone che si impiccò all’albero cresciuto dal corpo del padre Icario; per altri rappresentava un’espiazione simbolica delle ragazze ateniesi per la morte di Erigone.
Nel secondo giorno delle Antesterie si apriva a tutti, per una breve visita il tempio di Dioniso nelle Paludi, situato in una zona di Atene molto umida a causa di una sorgente, poi asciugatasi.
Il terzo giorno, l’ultimo delle Antesterie, chiamato il "giorno delle Pentole", era dedicato ad allontanare le anime dei morti. Le pentole contenevano verdure lessate e sementi, perché le anime potessero nutrirsi prima del loro viaggio di ritorno all’Ade.
In quel giorno si onorava, insieme a Dioniso, Ermes che tra i suoi incarichi aveva anche quello di accompagnare i morti nell’Ade.

Immagine: Dioniso; dettaglio di un'anfora con figure nere (540-530 a.C.)
Sahira
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