giovedì, 15 marzo 2007, ore 20:01

Emmanuel Le Roy LadurieEmmanuel Le Roy Ladurie nasce nel 1929 ed è allievo di Fernand Braudel (uno dei massimi esponenti della scuola degli Annales) . Per un lungo periodo concentra i suoi studi sulla Linguadoca e sulla società di antico regime. Nel 1966 viene così pubblicata la sua tesi di Dottorato,intitolata "Les Paysans de Languedoc".


Si concentra in particolare sul mondo contadino di questa regione della Francia inLes_Paysans_de_Languedoc società di antico regime perchè ha delle peculiarità : è un ambiente abbastanza acculturato,di piccoli proprietari terrieri,dove i contadini stessi fanno studiare i figli dal parroco cattolico di turno in cambio di qualche bene materiale (gli uomini di fede si mantenevano anche così).
Nel XVII secolo in Linguadoca sorge una simpatia per gli Ugonotti. I contadini iniziano ad apprezzare le idee calviniste e proprio in quel periodo si registra una crisi economica. Scoppia così una rivolta verso il "Re cattolicissimo",essa ha una particolarità,è guidata dalle donne.
Ladurie si chiede il perchè di questa rivolta e lo trova nel fatto che i capitali Lionesi e Parigini venissero investiti in Linguadoca e in questo modo producessero il cambiamento della classe dei proprietari terrieri nella loro terra.  Veniva meno, così, il rapporto feudale creatosi negli anni con i precedenti proprietari terrieri in quanto i nuovi investitori avevano un approccio diverso,puntavano a massimizzare la produzione e a diminuire i costi.P roprio qui lo storico francese fa una scoperta interessante. Distrugge il canone di interpretazione marxista (anche se lo era stato fino al 1956) e evidenzia il fatto che l'ideologia contadina guarda al passato,vuole tornare al feudalesimo in questo caso.
Questa società di contadini di Linguadoca si aggrappa ad un livello economico-politico feudale che aveva garantito loro diritti e sopravvivenza. Evidenzia l'errore di Marx,ovvero l'anacronismo: per Ladurie infatti i contadini non ragionavano come borghesi. 

Fra le altre domande che lo storico francese si pone una delle più interessanti è il perchè questi uomini,in una società maschilista,si facessero guidare dalle donne nella rivolta.
Rivolta contadinaPer rispondere a questo quesito introduce il concetto di congiuntura economica che si riflette sulla psiche della popolazione : la depressione economica produceva miseria,la miseria comportava il rinvio dei matrimoni,questo produceva ansia,soprattutto nella popolazione femminile. Nel XVII secolo infatti il matrimonio era fondamentale per le giovani donne contadine : sposarsi significava entrare in un circolo economico che portava alla sopravvivenza e rimandare il matrimonio portava ansia,frustrazione anche a livello sessuale e isterie che facevano compiere gesti che altrimenti sarebbero stati inusuali.


Questo post vuole essere un doveroso tributo a Le Roy Ladurie e al suo modo di studiare ed analizzare la storia attraverso un approccio multidisciplinare : culturale,economico,sociale,religioso.


Bibliografia : Emmanuel Le Roy Ladurie,  I contadini di Linguadoca,  Laterza

Warenn
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lunedì, 12 febbraio 2007, ore 17:32

Matteo 20.16 : "Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi"

L'inversione della realtà ha valenza comica, rituale, trasgressiva. Essa, nella storia, fa registrare il suo più grande esempio nel Carnevale.
Le feste e i riti in onore di Iside da parte degli egizi, le "Grandi dionisiache" nell'antica Grecia, i "Saturnali" romani, sono riti antichissimi che possiamo considerare parenti di quello che oggi chiamiamo Carnevale.
La chiesa cattolica lo ha adottato, ed ha tentato di "arginarlo" in qualche modo, interpretandolo come un momento di riflessione e di riconciliazione con Dio, ma esso si è sempre presentato in realtà, come momento che si contrappone alle festività religiose ufficiali.

Nelle società di antico regime il Carnevale celebrava l'annientamento del vecchio mondo e la nascita del mondo nuovo, del nuovo anno, della nuova primavera. Questo cambiamento si manifestava nel paradosso delle maschere e dei travestimenti, nell'incoronazione del plebeo, nell'autorità del folle, nella licenza dei costumi che, per un attimo, rovesciavano le regole dei comportamenti  sociali: ci si vestiva da preti, monaci, esattori delle tasse.  Se ci si vestiva da preti si indossava il saio al contrario, si leggeva da destra a sinistra, si malediceva invece che benedire.
Si trasgrediva, si creavano situazioni goliardiche, parodie, si rideva: i nobili disprezzavano i poveri durante tutto l'anno ed allora essi si "vendicavano" nel periodo di Carnevale, creando su di loro canzoni oscene, volgari.

Si cancellavano i tabù, si dava fondo alle risorse alimentari e perfino l'attività sessuale era maggiore e più libera: i più giovani e gli sposati spesso trasgredivano, c'era la più ampia libertà e, anche se solo per pochi giorni, sovente si "chiudeva un occhio".
In alcuni casi la situazione era anche ben più seria: nelle grandi Università come Padova, Bologna, Lione i docenti uscivano di rado di casa, si registrano infatti casi in cui alcuni di essi vennero gravemente percossi.

Quello che a mio avviso rende interessante questo aspetto della cultura popolare in società di Ancient Regime, è che questa festività era intesa da tutti come una valvola di sfogo, dove per pochi giorni quello che durante l'anno era illecito, gerarchizzato, diventava  lecito e senza particolari conseguenze sociali per i "trasgressori".
Un aspetto, un rituale della vita, che per ovvie ragioni il mondo occidentale contemporaneo ha perduto e che, a mio modesto parere, ci porta ad assistere ad altri tipi di "valvole di sfogo" da parte della società, soprattutto laddove vi è ancora una cultura popolare profondamente radicata.

 
Per approfondire:

Peter Burke, Cultura popolare nell'Europa moderna, Mondadori, 1980

M. Bachtin, L'opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso carnevale e festa nella tradizione medievale e rinascimentale, Einaudi, 1995

 

Warenn 

 

Editing:

Vautrin
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