In questi giorni devo stabilire l'elenco dei ventuno storici di cui tratterò nel mio libro, da ultimare a fine 2008. I lavori preparatori di dodici di questi ventuno verranno pubblicati su www.vautrin.splinder.com per la serie "Vite di dodici storici". Il secondo storico che ho intenzione di analizzare (dopo Gaetano De Sanctis) è Jules Michelet, in particolare il suo lavoro sulla Rivoluzione Francese che pubblicò intorno al 1848, altro periodo di forti rivendicazioni sociali. Mentre mi trovo in pieno studio Micheliano, mi capita di prendere in mano un libro che ritengo tra i più geniali e interessanti del panorama storiografico contemporaneo: Donne ai margini di Natalie Zemon Davis (Laterza). Solo per questo testo la Zemon Davis merita un posto tra i ventun storici che desidero ricordare. Voglio, però, approfondire la sua produzione. Qualcuno la conosce? Qulacuno ha letto qualche altro suo libro?
Ci sono libri che non rientrano nei normali giri pubblicitari, né si trovano nelle librerie delle nostre città, né sono scritti da autori famosissimi, ma non per questo sono libri da trascurare. Due di questi, che dissertano di storia, sono usciti proprio in questi ultimi giorni: uno di Alessio Miglietta, Vautrin, il libro e l'altro di Gaspare Armato, Passeggiando per la storia, dal 1200 al 1800. Ma andiamo con ordine.

Vautrin, il libro è la raccolta dei più interessanti post che Alessio ha pubblicato nel suo blog di storia, blog che è stato appena chiuso. Per tal motivo vi segnalo questo libro, in quanto vi sono argomenti degni di essere ricordati, letti e approfonditi, come la bella serie degli Arcani, dal Bagatto alla Papessa, dal Papa alla Giustizia o quelli raggruppati sotto il capitolo La biblioteca di Babele, o quelli ancora in De sfaera mundi.
"Frusciavano frenetiche le foglie ingiallite degli alti alberi disposti ai lati della Chemin du Tertre, il breve viale dell'antico cimitero di Père Lachaise, a Parigi. Una densa foschia ammantava ogni cosa: i deboli lumini elettrici, le pietre antiche aggradite dalle sinuose piante rampicanti, le immagini consunte di uomini e donne di epoche lontane, figure scolpite che celavano più di quanto svelassero ...": sono le prime righe di un bellissimo capitolo intitolato Appuntamento al Père Lachaise, dove s'incontrano Charles e Honoré per parlare di ...
Maggiori informazioni: Alessio Miglietta, Vautrin, il libro, Lulu.com

Passeggiando per la storia, dal 1200 al 1800 è un libro che tratta di eventi, di fatti, di curiosità storiche, ma anche artistiche, che partono dal 1200 e arrivano al 1800, indagando particolari noti e poco noti. Si parla di Federico II e Castel del Monte, della Crociata dei Fanciulli, della giovinezza della regina Elisabetta I, si sbirciano i quadri di Antonello da Messina, di Vermeer, si vola su Parigi con le mongolfiere di fine '700, si girovaga per la Roma del 1527, per la Firenze di Michelangelo, per la Vienna di Sissi, insomma, si passeggia per sette secoli di storia.
"A volte mi domando da dove zampillano le idee, da dove nascono, da quale punto recondito del nostro essere; poi stanco di pensare, mi abbandono ed è solo allora che capisco che esse vengono da sole, non hanno un luogo o uno spazio, semplicemente esistono, sempre sono esistite e sempre esisteranno: bisogna solo essere recettivi e pronti ad ascoltarle. L'idea di questo libro nacque per caso o, per meglio dire, nacque ...": dall'introduzione.
Maggiori informazioni: Gaspare Armato, Passeggiando per la storia, dal 1200 al 1800, Lulu.com
Rino, invitando alla lettura
Sedulo curavi humanas actiones non ridere, non lugere neque detestari, sed intelligere.
(Mi sono fatto uno studio di non ridere né di piangere sulle azioni umane, e nemmeno di detestarle, ma di comprenderle).
Baruch d'Espinosa, Tractatus politicus, 1677 (trad. A. Droetto)
Emmanuel Le Roy Ladurie nasce nel 1929 ed è allievo di Fernand Braudel (uno dei massimi esponenti della scuola degli Annales) . Per un lungo periodo concentra i suoi studi sulla Linguadoca e sulla società di antico regime. Nel 1966 viene così pubblicata la sua tesi di Dottorato,intitolata "Les Paysans de Languedoc".
Si concentra in particolare sul mondo contadino di questa regione della Francia in
società di antico regime perchè ha delle peculiarità : è un ambiente abbastanza acculturato,di piccoli proprietari terrieri,dove i contadini stessi fanno studiare i figli dal parroco cattolico di turno in cambio di qualche bene materiale (gli uomini di fede si mantenevano anche così).
Nel XVII secolo in Linguadoca sorge una simpatia per gli Ugonotti. I contadini iniziano ad apprezzare le idee calviniste e proprio in quel periodo si registra una crisi economica. Scoppia così una rivolta verso il "Re cattolicissimo",essa ha una particolarità,è guidata dalle donne.
Ladurie si chiede il perchè di questa rivolta e lo trova nel fatto che i capitali Lionesi e Parigini venissero investiti in Linguadoca e in questo modo producessero il cambiamento della classe dei proprietari terrieri nella loro terra. Veniva meno, così, il rapporto feudale creatosi negli anni con i precedenti proprietari terrieri in quanto i nuovi investitori avevano un approccio diverso,puntavano a massimizzare la produzione e a diminuire i costi.P roprio qui lo storico francese fa una scoperta interessante. Distrugge il canone di interpretazione marxista (anche se lo era stato fino al 1956) e evidenzia il fatto che l'ideologia contadina guarda al passato,vuole tornare al feudalesimo in questo caso.
Questa società di contadini di Linguadoca si aggrappa ad un livello economico-politico feudale che aveva garantito loro diritti e sopravvivenza. Evidenzia l'errore di Marx,ovvero l'anacronismo: per Ladurie infatti i contadini non ragionavano come borghesi.
Fra le altre domande che lo storico francese si pone una delle più interessanti è il perchè questi uomini,in una società maschilista,si facessero guidare dalle donne nella rivolta.
Per rispondere a questo quesito introduce il concetto di congiuntura economica che si riflette sulla psiche della popolazione : la depressione economica produceva miseria,la miseria comportava il rinvio dei matrimoni,questo produceva ansia,soprattutto nella popolazione femminile. Nel XVII secolo infatti il matrimonio era fondamentale per le giovani donne contadine : sposarsi significava entrare in un circolo economico che portava alla sopravvivenza e rimandare il matrimonio portava ansia,frustrazione anche a livello sessuale e isterie che facevano compiere gesti che altrimenti sarebbero stati inusuali.
Questo post vuole essere un doveroso tributo a Le Roy Ladurie e al suo modo di studiare ed analizzare la storia attraverso un approccio multidisciplinare : culturale,economico,sociale,religioso.
Bibliografia : Emmanuel Le Roy Ladurie, I contadini di Linguadoca, Laterza
[...] La minaccia persiana si trasfigura così, a partire dai Persiani di Eschilo, a partire dalle Storie di Erodoto, nell'aggressione germinata dall'hybris, dalla tracotanza orgogliosa e senza limiti che spinge a violare le leggi divine. Nel caso del Gran Re, la frontiera di mare frapposta tra Asia e Europa, la misura stabilita per il suo dominio: per questo, appunto, è giustamente punito dalla giustizia divina. Ne sono strumento gli Elleni, che vincono perché oppongono alla moltitudine di armati e alla macchina da guerra del Gran Re il proprio credo nella libertà, facendone il collante ideologico per un'identità collettiva.
Lorenzo Braccesi, Guida allo studio della storia greca, Laterza, Bari 2005, a proposito delle guerre persiane.
[...] Un altro argomento è forse intervenuto non come causa ma come giustificazione dello sviamento, ed è quello che riguarda la fede nella giustizia immanente, implicitamente contenuto nei racconi di Roberto di Clari e di Villehardouin. Per questi cronisti il successo dell'operazione prova che la giustizia è dalla parte dei latini e, inversamente, che i Greci hanno perduto la loro indipendenza a causa dei loro peccati. L'argomento della giustizia immanente, qui invocato, non deve stupire, in quanto la fede in una giustizia immanente che si esercita senza indugio, hic et nunc, era generale e aveva un ruolo considerevole nel pensiero e nel comportamente degli individui e dei gruppi.
Paul Rosset, L'ideologia Crociata, trad. Alessandro Gallo, Jouvence, Roma 2000, a proposito della quarta crociata.
Chi vince ha ragione; chi ha ragione, vince!
Il pittore medievale, è noto, non conosce le regole della prospettiva, le sue raffigurazioni sono bidimensionali. E' altrettanto noto che le sue rappresentazioni di scene e costumi sono proprie della sua epoca, anche quando ha l'intenzione di rievocare situazioni risalenti nel tempo; anche se si tratta solamente di copiare opere classiche già esistenti. E’ facile, quindi, che l’uomo moderno, osservando le opere artistiche medievali, riscontri numerosi anacronismi, marcati o addirittura inaccettabili dal suo punto di vista. L’uomo medievale, in genere, non si cura della fedeltà della ricostruzione storica o, comunque, fatica a percepire i mutamenti ambientali, considera il tempo come un fattore di continuità, non di evoluzione.
La stessa mancanza di prospettiva è presente, di conseguenza, anche nei miniatori, illustratori anche di testi storici. Ne è un esempio il manoscritto miniato medievale esposto all’Hotel de Cluny di Parigi, copia dell’ ”Ab Urbe Condita” di Tito Livio, in cui si possono ammirare bellissime raffigurazioni, ad esempio, delle guerre civili repubblicane, dove i soldati romani diventano cavalieri medievali e le città castelli feudali.
Forse potrà stupire che questa difficoltà sia ben presente anche nell’opera degli storici altomedievali che appaiono ugualmente sprovvisti di prospettiva storica. Gli imperatori romani si comportano, nei loro testi, come re carolingi o come signori feudali; compiono gli stessi gesti, vestono nello stesso modo, pronunciano le stesse formule. Questo fenomeno è onnipresente: lo stesso comportamento è riscontrabile sia negli storici più ligi alle forme classiche, sia in quelli con più personalità.
Sono particolarmente interessanti le tesi storiografiche moderne che interpretano tale fenomeno. Vale la pena citarne due, molto diverse tra loro.
Beryl Smalley sostiene che lo storico medievale non è in grado di percepire i mutamenti che il tempo determina nella società, nei costumi, nella tecnologia militare e civile. Davanti a ciò, l'uomo moderno rimane incredulo, percepisce questo anacronismo come indice di ignoranza e superficialità. Occorre però far notare che per un individuo vissuto nella nostra epoca, è facile percepire i mutamenti nel corso del volgere della storia, poiché tali cambiamenti si verificano con una rapidità notevole. Nel Medioevo, al contrario, i mutamenti furono particolarmente lenti, praticamente impercettibili (basti pensare alle differenze che intercorrono tra il mondo di cinquant’anni fa e il mondo d’oggi, e alle differenze che dovevano intercorrere, ad esempio, tra il 700 d.c. e l’800 d.c.). La Smalley si sente, così, di giustificare quella che considera una disattenzione solo apparente.
Bernard Guenée presenta una teoria differente: lo storico, almeno in alcuni casi, ritiene opportuno rappresentare volontariamente i fatti storici calati nel presente, in modo da consentire al lettore di immedesimarsi nell’azione storica. Soprattutto, il cronista ha la possibilità, in questo modo, di imporre la legittimazione del potere dei sovrani coevi, spesso suoi committenti, instaurando una sorta di continuità ideale con il grande e luminoso passato.
Immagine: dettaglio di un dipinto medievale anonimo raffigurante un Apostolo con occhiali, Hotel de Cluny, Parigi.
Per approfondire:
Beryl Smalley, Storici nel Medioevo, trad. Ileana Pagani, Liguori, Napoli 1979.
Bernard Guenée, Storia e cultura storica nell'occidente medievale, Il Mulino, Bologna 1991.
[...] Le cause ultime di ogni mutamento sociale e di ogni rivolgimento politico vanno ricercate non nella testa degli uomini, nella loro crescente conoscenza della verità eterna e dell'eterna giustizia, ma dai mutamenti del modo di produzione e di scambio; esse vanno ricercate non nella filosofia, ma nell'economia [...]
Friedrich Engels, Anti-Duhring, in La concezione materialistica della storia, Editori Riuniti, Roma 1986, p.154
[...] La storia universale [...] in fondo è la storia dei grandi uomini che hanno lavorato quaggiù. Essi sono stati i condottieri degli uomini, questi grandi uomini; i modellatori, i patroni, e in un senso più largo i creatori di tutto ciò che la massa generale degli uomini ha potuto sforzarsi di fare o raggiungere; tutte le cose che vediamo compiute nel mondo sono precisamente il risultato materiale esteriore, la realizzazione pratica e l'incarnazione delle idee che sorsero nei grandi uomini inviati nel mondo.
Thomas Carlyle, Gli eroi, Trad. Giorgio Varchi, Dall'Oglio, Roma. 1962, p. 5.
Le leggi della storia sono assolute come quelle della fisica, e se in essa le probabilità di errore sono maggiori, è solo perché la storia ha a che fare con gli esseri umani che sono assai meno numerosi degli atomi, ed è per questa ragione che le variazioni individuali hanno un maggior valore.
Isaac Asimov, Il crollo della Galassia Centrale, Trad. Cesare Scaglia, Arnoldo Mondadori, Milano 1964, p. 84.
Immagine: Alessandro Magno, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.